Strategia, intelligenza artificiale, geopolitica, Space Economy e trasformazione digitale: cinque libri scelti da Fare Impresa per l’estate 2026.
Ci sono momenti dell’anno in cui rallentare significa, paradossalmente, riuscire a guardare più lontano.
L’estate è uno di questi.
Come ogni anno, Fare Impresa propone una selezione di letture dedicate a imprenditori, manager, professionisti, startup e innovatori che vogliono utilizzare la pausa estiva non soltanto per ricaricare le energie, ma anche per interrogarsi sui cambiamenti che stanno trasformando economia, tecnologia e società.
Per il 2026 abbiamo scelto cinque libri molto diversi tra loro. Non sono cinque manuali di management e non sono neppure cinque libri sull’intelligenza artificiale. Raccontano cinque dimensioni del futuro che riteniamo fondamentali per chi oggi fa impresa: strategia, potere tecnologico, Space Economy, geopolitica e rapporto tra uomo e tecnologia.
Il filo che li unisce è una domanda che riguarda direttamente ogni imprenditore:
come possiamo comprendere i grandi cambiamenti in corso e trasformarli in innovazione, crescita e nuove opportunità d’impresa?
Gli imperfezionisti
Robert McLean, Charles Conn
Pensiero strategico per tempi incerti
Per molti anni fare strategia ha significato elaborare previsioni, costruire scenari e definire piani pluriennali. Ma cosa accade quando tecnologia, mercati, geopolitica e comportamento dei consumatori cambiano più rapidamente della nostra capacità di prevederli?
Gli imperfezionisti propone un approccio particolarmente interessante per chi guida un’impresa: smettere di considerare l’incertezza come un’anomalia e iniziare a considerarla come parte integrante della strategia. L’imprenditore contemporaneo non può aspettare di possedere tutte le informazioni prima di decidere. Deve imparare a formulare ipotesi, sperimentare, misurare, apprendere e correggere rapidamente la direzione.
È un principio che conosciamo bene anche nel mondo delle startup: la strategia non è qualcosa che viene semplicemente scritto una volta in un business plan. È un processo continuo di confronto tra visione e realtà.
In un’economia caratterizzata da innovazioni sempre più rapide, essere “imperfetti” può quindi rappresentare una forma di intelligenza strategica. Non significa improvvisare. Significa essere sufficientemente flessibili da cambiare quando cambiano le condizioni, senza perdere la direzione.
Imperialismo digitale
Dario Guarascio
Economia e guerra ai tempi delle piattaforme e dell’IA
L’intelligenza artificiale viene spesso raccontata attraverso chatbot, produttività, automazione e nuovi servizi. Ma esiste una dimensione molto più profonda. L’AI è diventata una delle infrastrutture attraverso cui si sta ridefinendo il potere economico globale. Dati, cloud, semiconduttori, piattaforme digitali, capacità computazionale e modelli di intelligenza artificiale non sono semplicemente tecnologie.
Sono asset strategici. Imperialismo digitale aiuta a comprendere il crescente intreccio tra Big Tech, Stati, apparati militari, intelligence e sistemi economici. Una trasformazione che dovrebbe interessare direttamente anche le imprese più piccole. Perché oggi quasi ogni azienda costruisce una parte della propria attività sopra infrastrutture che appartengono a grandi piattaforme globali: cloud, marketplace, social network, sistemi pubblicitari, strumenti di AI, servizi di pagamento.
Comprendere chi controlla queste infrastrutture significa quindi comprendere anche quali dipendenze, opportunità e rischi caratterizzeranno l’economia dei prossimi anni. La tecnologia non è più soltanto uno strumento competitivo. È diventata geopolitica.
Capitalismo spaziale
Giancarlo Genta
Imprese e Stati nella nuova corsa oltre la Terra
Per decenni abbiamo associato lo spazio principalmente alla ricerca scientifica e alle grandi agenzie governative. Oggi questo paradigma sta cambiando. Lo spazio sta diventando progressivamente un nuovo ecosistema economico. Satelliti, telecomunicazioni, osservazione della Terra, navigazione, difesa, raccolta e analisi dei dati, turismo spaziale e nuove infrastrutture stanno alimentando quella che viene ormai definita Space Economy.
Capitalismo spaziale racconta questa trasformazione attraverso il rapporto tra Stati e imprese private nella nuova corsa oltre la Terra. Per chi si occupa di innovazione il punto più interessante è proprio questo: una grande trasformazione tecnologica non genera soltanto nuove tecnologie.
Genera nuove filiere. E ogni nuova filiera crea spazio per startup, PMI, fornitori specializzati, software company, produttori di componentistica, società di servizi e nuovi modelli di business.
L’imprenditore non deve necessariamente costruire razzi per entrare nella Space Economy. Come accaduto con Internet, molte delle opportunità più interessanti potrebbero nascere nei servizi costruiti attorno all’infrastruttura principale. Lo spazio, in altre parole, sta diventando sempre meno lontano dall’economia reale.
La geopolitica del denaro
Jonathan Figoli
Come il nuovo ordine mondiale sta cambiando mercati, potere e il destino dei nostri risparmi
Il denaro non è mai stato soltanto uno strumento per misurare il valore. È anche una forma di potere. Oggi questa relazione è ancora più evidente. Valute, sistemi di pagamento, materie prime, energia, semiconduttori, tecnologia, infrastrutture finanziarie e valute digitali sono parte della competizione tra le grandi aree economiche del mondo. La geopolitica del denaro offre una chiave di lettura particolarmente utile per chi guida un’impresa.
Perché la geopolitica non riguarda più soltanto governi e diplomatici. Una decisione presa a Washington, Pechino o Bruxelles può avere conseguenze dirette sul costo dell’energia, sull’accesso ai capitali, sui tassi di interesse, sulle supply chain, sulla disponibilità di alcune tecnologie o sulla competitività di interi settori industriali. La capacità di leggere questi fenomeni sta quindi diventando una vera competenza manageriale.
Fare impresa significa inevitabilmente prendere decisioni sul futuro. E comprendere gli equilibri economici globali significa prendere quelle decisioni con una prospettiva più ampia.
Il Sé digitale
Vittorio Gallese
Dai neuroni specchio alla mediazione tecnologica
Abbiamo scelto di concludere la nostra selezione con il libro apparentemente più lontano dall’economia. Forse, però, è quello che pone la domanda più importante. L’intelligenza artificiale sta entrando nelle nostre aziende, nelle nostre case e nelle nostre relazioni. Le macchine possono già generare testi, immagini e video, imitare linguaggi, riconoscere emozioni, assisterci nelle decisioni e diventare intermediari di una parte crescente della nostra esperienza quotidiana.
Di fronte a questa trasformazione nasce una domanda inevitabile: che cosa significa essere umani in un mondo sempre più mediato dalla tecnologia? Ne Il Sé digitale, Vittorio Gallese affronta il rapporto tra neuroscienze, identità, empatia e tecnologie digitali. Per un imprenditore può sembrare un tema distante dalle decisioni aziendali. Non lo è. Le imprese sono organizzazioni di persone. I mercati sono fatti di persone. Innovazione, leadership, creatività, fiducia e relazioni continueranno a dipendere dalla capacità di comprendere l’essere umano anche quando molti processi saranno affidati agli algoritmi.
Per questo crediamo che innovare non significhi soltanto domandarsi: “Che cosa possiamo fare con questa tecnologia?”
Dovremmo imparare a chiederci anche: “Che cosa vogliamo diventare utilizzandola?”
Comprendere il cambiamento prima che diventi evidente
Le cinque letture che abbiamo scelto raccontano mondi apparentemente molto diversi. Dalla strategia alla competizione tra piattaforme digitali. Dalla Space Economy alla geopolitica finanziaria. Dalle neuroscienze all’intelligenza artificiale. Ma esiste un filo comune. Viviamo in un periodo nel quale più trasformazioni stanno avvenendo contemporaneamente.
Tecnologia, economia, geopolitica e società non stanno cambiando separatamente. Si stanno influenzando reciprocamente. Per chi fa impresa questo significa che non sarà sufficiente conoscere bene il proprio settore. Sarà sempre più importante sviluppare la capacità di leggere i segnali deboli, comprendere le grandi trasformazioni e individuare prima degli altri le opportunità che stanno emergendo. È questa, in fondo, una delle funzioni più importanti dell’innovazione.
Non prevedere perfettamente il futuro. Ma prepararsi abbastanza bene da poterlo affrontare quando arriva. E, qualche volta, contribuire a costruirlo. Per noi di Fare Impresa, innovare significa proprio questo: trasformare il cambiamento in innovazione, crescita e nuove imprese.